Ipotesi sui misteri

 

delle

 

Civiltà scomparse

 

 

La "La torre nel tempo" di Massimo Pompi

Chi sta scrivendo segue da sempre, lo sviluppo dell’archeologica e i misteri che questa disciplina racchiude, e vuole fare delle ipotesi in merito. Ipotesi che non hanno la pretesa di essere fedeli alla realtà di un mistero così profondo, ma solo ipotesi di una persona che ama la ricerca e perché no, la filosofia come pensiero di vita alla portata di tutti,  prodotta solo dal bagaglio di conoscenze  e letture. Qui si  vuole con molta umiltà solo provare a concretare  i pensieri e le idee di cui molti vanno teorizzando. Tutto iniziò tanti anni fa, quando cominciai spinta da un caro amico a leggere fantascienza. Allora  la fantascienza “era fanta-scienza” anche se a volte prendeva spunto da reali conoscenze scientifiche. La realtà di oggi ha superato la fantasia di quegli scrittori. Assetata di conoscenze reali, e non solo di quelle letture fantasiose, approdai agli scritti di Peter Kolosimo. E mi si aprì un mondo del tutto nuovo e sconcertante. Peter Kolosimo non è stato uno scrittore di fantascienza, ma un archeologo che operando in ogni parte del mondo, andava cercando reperti  tralasciati dall’archeologia tradizionale perché inspiegabili. Nei suoi libri riportava la testimonianza di quegli strani ritrovamenti. Non ha mai fatto ipotesi coercitive, ma da buon cronista metteva alla portata dei profani, prove e parallelismi tra le civiltà disseminate sul globo di cui restano antiche e “impossibili” vestigia, affinchè ognuno potesse farsi la sua opinione in merito o almeno porsi dei perché.

A molti anni dalla sua scomparsa possiamo definirlo un precursore se non addirittura il fondatore di quella disciplina, e oggi finalmente di fronte alle  tante testimonianze “impossibili” disseminate sul nostro pianeta, forti di nuove tecnologie e di un’apertura mentale nuova, alcuni archeologi moderni dando finalmente credito a quelle che finora erano definite solo leggende e  cercando di decifrare il codice astronomico- matematico racchiuso nelle grandi antiche costruzioni, cercano di svelare il mistero che li circonda. I monumenti più misteriosi, le rovine di antiche città, reperti impossibili trovati inglobati in rocce datate molto prima della nostra preistoria, e finora ignorate, sembrano indicarci una data lontana e ormai dimenticata nel tempo: 12.000 anni fa.

Tutte le datazioni astronomiche riferite ai siti più evidenti ed ancora esistenti, sia originali come le piramidi nella piana di Giza ad altri più tardi, ma ricostruiti esattamente uguali, e sopra a siti preesistenti ci riportano a quella data.

Chi più di 12.000 anni fa costruì quei monumenti  a dir poco particolari e si prese  la briga di lasciare un segno così incisivo sulla faccia del nostro pianeta? E perché? Non si può pensare che  quei reperti siano solo la testimonianza di una religione collegata a divinità cosmogoniche e astrologiche o alla ricerca di una vagheggiata immortalità. Sarebbe sminuire l’intelligenza degli antichi costruttori. Basta soltanto comparare tra loro i miti comuni a tutti i popoli per comprendere che un’origine comune ci lega e ancor di più lega quei miti alle costruzioni misteriose. La grande piramide del Sole Azteca in Messico, pur essendo alta la metà, ha le stesse misure della piramide di Cheope, ed anche le grandi pietre squadrate ritrovate sotto il mare a Yonaguni in Giappone ad un’attenta misurazione sembra che riportino le stesse dimensioni. Sthoneghe, il grande palazzo di Angokor Wat, e il sito di Nan Madol sull’Oceano Pacifico costituito di 100 isole di basalto e ormai coperte di corallo, con resti di templi la cui funzione è ancora ignota. La misteriosa isola di Pasqua con le sue centinaia di statue erette verso il mare, e i giganteschi disegni sulla piana di Nazca in Perù. Resti di piramidi nelle isole Canarie e altre ciclopiche costruzioni a cosa servivano? Come sono state costruite? Alcuni siti risalgono alla nostra epoca, ma sono stati ricostruiti su siti preesistenti e molto più antichi. Perché? I reperti disseminati in tutto il mondo ad un più nuovo e  attento  esame si rivelano forieri di conoscenze scientifico-matematiche e astronomiche che è impossibile attribuire alle civiltà che fanno parte della nostra storia ufficiale. Architetture che ci narrano di conoscenze che in parte, solo da poche decine d’anni, abbiamo fatto nostre. A tutt' oggi manca una spiegazione. Solo una cosa sappiamo per certo che  anche con le più moderne attrezzature sarebbe impossibile posizionare massi di quella grandezza e con allineamenti astronomici così perfetti.

I calendari che ci vengono da antichi popoli sono scientificamente attendibili e arrivano ad una predizione di posizioni astronomiche così lontane nel tempo, che non sarebbe bastato l’arco di molte vite per poterle osservare, tenendo conto  che si parla di meccanismi celesti che hanno scadenza plurimillenaria come la precessione. E allora, come spiegarsi tutto questo? Basterebbe accettare l’idea di un’antica civiltà che avesse raggiunto vette evolutive diverse dalle nostre. Una antica teoria generalmente rifiutata dalla scienza ufficiale, a poco a poco si  sta facendo strada tra i moderni scienziati e ridimensiona la nostra presunzione di essere stati i primi essere civili di questo pianeta. E così, torniamo a parlare di una o più antiche civiltà scomparse ma radicate nel nostro inconscio collettivo.

Una civiltà che ci ha preceduti, scomparsa in seguito al biblico  Diluvio Universale, riportato in tutti i racconti mitologici di tutti i popoli del mondo, confermato da studi sui sedimenti e sulla idrogeologia del pianeta. Dunque, il diluvio c’è veramente stato, e sembra aver cancellato in un solo colpo l’antica civiltà e l’antica  geografia. La Bibbia stessa ci narra che tutta l’umanità fu distrutta. Allora un’umanità già esisteva, ed era davvero solo dedita alla pastorizia e all’allevamento come ancora vogliamo credere? Con i mezzi tecnologici di cui disponiamo stiamo scoprendo sul fondo del mare intorno ai  grandi continenti, città sommerse; non villaggi o piccoli insediamenti, ma  città che ricoprivano grandi aree del territorio costiero allora emerso. Sotto il mare davanti a Cuba a 800 metri di profondità sono state scoperte delle piramidi. L’innalzamento delle acque e lo sprofondamento d’interi plateau continentali hanno celato per millenni quei manufatti. E perché proprio la forma piramidale ricorre seppur con leggere variazioni su tutto il globo? Sappiamo che la piramide racchiude messaggi matematici-astronomici basilari.  Sono frutto di  una civiltà conoscitrice profonda dell’astronomia e sicuramente delle leggi che governano l’universo.  E se questa presunta civiltà avesse fatto uso di un’energia che noi non sappiamo ancora comprendere? Se fosse stata capace di addomesticare questa forza per i propri usi come noi facciamo oggi con la forza nucleare, e  ne avesse perso il controllo provocando così la catastrofe che ha determinato lo spostamento dell’asse terrestre, lo slittamento dei continenti e lo scioglimento dei ghiacci? Cosa ne sarebbe stato di quella civiltà? Molti antichi miti  ci parlano di “semi-dei” che dopo il diluvio giravano il mondo per insegnare a coloro che erano sopravvissuti la pastorizia l’agricoltura e i primi rudimenti di scienza e astronomia. Chi erano quegli uomini? I vari Viracocha, Quetzalcoatl, Kukulkan, Oannes, Osiride, Hotu Matua e tutti gli altri semi-dei apportatori di conoscenze presenti in tutti i racconti mitologici, erano forse una casta di scienziati che a conoscenza di quello che sarebbe accaduto e non potendo fare altro, si sono messi in salvo per poter aiutare i sopravvissuti e tentare di ricostruire la civiltà?

La grande determinazione con cui per millenni gli esseri umani hanno continuato a costruire piramidi non era è forse  stata dettata dalla spinta di dover ricostruire un qualcosa di così importante per la civiltà e di cui col passare dei secoli e dei millenni si è perso il significato relegandolo soltanto a un fatto mistico e religioso.? Le grandi costruzioni i cui massi sono così ben saldati tra loro con fino a trentasei lati come sono stati assemblati? Alcune di quelle costruzioni erano rivestite di materiale pizielettrico che è un buon conduttore, perché?

 

 

I crani allungati di cui si è trovata testimonianza erano i crani di appartenenti a quell’antica civiltà il cui cervello si era sviluppato in modo diverso dal nostro e in altre direzioni? Cosa c’era in quei crani? Organi preposti alla telecinesi? Una grande civiltà basata su poteri extrasensoriali capaci di imbrigliare le forze subatomiche e governare così il macrocosmo? Una rete di siti megalitici che copriva tutto il mondo e che possiamo paragonare alla rete dei nostri satelliti e forse proprio come loro erano meccanismi  ripetitori in un’antica e remota forma di comunicazione, o di trasmissione di energia. Si presuppone che molti siti erano predisposti affinchè si potesse allagare l’area circostante, e cos’è l’acqua se non un buon conduttore?

                                                                                                                                    

In Egitto, in Cambogia, nell’isola di Pasqua, in Messico, in Perù, in Bolivia ci sono tracce di costruzioni  gigantesche legate tra loro da numeri astronomicamente rilevanti.

                                                                                                              Da recenti studi si è compreso che le varie forme di energia che governano l’universo sono tutte variazioni di una stessa energia, se gli antichi avessero trovato la chiave per imbrigliarla avrebbero potuto operare con facilità in qualsiasi campo. E se per eccesso di sfruttamento di questa energia avessero compromesso irrimediabilmente i naturali equilibri? Gli sconvolgimenti dovuti ad un improvviso e imprevisto ritorno alle origini, le forze fino ad allora imbrigliate, liberatesi simultaneamente si sarebbero scatenate provocando il cataclisma, la catastrofe, lo spostamento istantaneo dell’asse terrestre e tutto quel che ne consegue cancellandoli dalla faccia della terra con l’innalzamento delle acque. Queste sono solo ipotesi, fantasiose forse, ma nessuno può impedirci di esprimere teorie così affascinanti sulle ultime scoperte e legate al nostro passato remoto. Anche noi oggi corriamo continuamente il pericolo che le forze atomiche che usiamo per produrre energia ci possano sfuggire di mano, anzi è già successo provocando gravi catastrofi ambientali. Per non citare il riscaldamento del pianeta dovuto alle emissioni di tutte le energie che stiamo usando in modo incontrollato per vivere in modo civile, o almeno così crediamo. Dove ci porterà tutto questo? Gli antichi forse ci possono insegnare qualcosa.