Raimondo de Sangro

 

Raimondo de Sangro, è uno di quei personaggi vissuti nel nostro passato a dir poco enigmatico. Mi c’imbattei anni addietro sfogliando una delle tante riviste scientifiche e misteriche che mi vanto di collezionare. L’autore lo citava nel contesto di un articolo di misteri vari; dando i suoi natali, la collocazione geografica, e citando le “Macchine Anatomiche” . L’articolo così poco esauriente bastò però a risvegliare la mia curiosità. E con ogni mezzo mi misi alla ricerca di ulteriori notizie. Ebbene quello che trovai m’intrigò ancor di più: Raimondo de Sangro, Principe di Sansevero è stato veramente un personaggio ben strano. Nacque a Napoli nel 1710 in una delle famiglie più antiche e nobili del Regno di Borbone. Benedetto Croce nell’opera “Storie e leggende napoletane” dice di lui che “… ammazzò sette cardinali e con le loro ossa costruì sette seggiole, mentre la pelle opportunamente conciata, ricoprì i sedili…” questo già ci fa intutire come il principe de Sangro sia stato un personaggio fuori del comune. Il popolino sussurrava che potesse pietrificare animali e lo chiamava: “ u’ prencepe diavolo.” Fu alchimista, scienziato, filosofo. Viaggiatore instancabile. Scrittore, occultista e mago. E fu un chimico eccellente. Si dedicò a numerose ricerche ottenendo innovative invenzioni. Sintetizzò un composto con cui colorare il marmo e il vetro, inventò una carta ignifuga, in lana da un lato e in seta dall’altro. Sintetizzò pietre preziose artificiali, e una lampada eterna che non consumava combustibile. 

 

 

Quello che resta di più enigmatico è la famosa Cappella Sansevero a Napoli, che si erge fra piazza San Domenico Maggiore e via Nilo in un vicolo in cui il sole arriva a stento. La Cappella fu realizzata sul finire del 1500, ma a metterci mano due secoli più tardi fu appunto Raimondo de Sangro che restaurandola l’abbellì con splendidi affreschi realizzati con colori a tutt’oggi indelebili, frutto di un processo alchemico che si potrebbe definire oggi fotografico. Le iscrizioni sul marmo non sono scolpite ma impresse abbassando il marmo intorno con speciali acidi e lasciando in rilievo le parole. La Cappela non servì al culto, ma è una rappresentazione marmorea di scienze occulte. Essa è costellata da simbolismi e glifi misteriosi che corrispondono agli Arcani dei Tarocchi.

 

 

Sculture

 

 

 Il Disinganno, ove un uomo si dibatte nudo sotto una rete, è scolpino in un unico blocco di marmo opera del Quirolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 "La Pudicizia" del Corradini  scolpita in uno speciale marmo che se illuminato da una candela sembra irragiare luce propria dal di dentro

 

 

 

 

 

 

Il Cristo Velato

 

 

Il Cristo Velato, fu scolpita dal napoletano Giuseppe Sammartino nel 1753 su commissione di De Sangro. Il Cristo Velato rappresenta Gesù morto, coperto da un sudario che pur essendo scolpito nel marmo mostra in trasparenza addirittura le vene del corpo deposto. Si racconta che Raimondo de Sangro segregò il Sammartino fino a quando non terminò l’opera e alla fine lo accecò affinché non potesse ripetere un simile capolavoro.

 

“Le Macchine Anatomiche.”

 

Le Macchine Anatomiche sono due figure umane, frutto di un esperimento di cristallizzazione dei tessuti. Un uomo e una donna incinta, in cui un taglio cesareo ci mostra il feto, la metallizzazione del cordone ombelicale e della placenta. Erano molto probabilmente servitori di colore del Principe, di cui è rimasto soltanto l’intero apparato circolatorio pietrificato, o meglio metallizzato, mentre le parti molli si sono putrefatte. Quale orrore il Principe sia riuscito a sintetizzare per ottenere un simile abominio non ci è dato di sapere. Numerosi scienziati in tutto il mondo hanno cercato di analizzare i frammenti di quelle cosiddette “macchine” non riuscendo a scoprire con quale processo alchemico si sia potuto ottenere un simile risultato. Si sa soltanto che i soggetti al momento dell’esperimento erano vivi.    

 

Ciò che ossessionò Raimondo de Sangro per tutta la vita fu la ricerca dell’immortalità. E qui un’ altra leggenda racconta che per poter rimanere immortale egli praticò un rito magico. Si fece tagliare a pezzi da un servitore e chiudere con metalli nobili, opportunamente dosati, in una cassa. Passato un certo periodo di tempo il processo avrebbe dovuto fare in modo che le parti del Principe si rigenerassero. Ma i parenti convinti che nella cassa si celasse un tesoro, l’aprirono prima del tempo e il principe non ancora completamente rigenerato si levò urlando, e tra atroci sofferenze morì definitivamente poco dopo. La storia ufficiale ci dice che si ammalò molto probabilmente di cancro per le sostanze inalate nei suoi numerosi esperimenti, e morì nel 1771 d’infarto miocardico.