Da "Ypsilon. Un'incognita nel tempo."

 

 

Collins con  indifferenza, guardandosi intorno s’appoggia al portone, è stato ben oliato perché senza il minimo cigolio si spalanca completamente, siamo dubbiosi, incerti sul da farsi.

Con un’alzata di spalle Collins entra per primo, noi lo seguiamo.

La grande chiesa è illuminata dalla luna piena che entra dai finestroni di fondo, i raggi di luce bianca cadono al centro della basilica, andiamo da quella parte, allontanandoci dal buio.

Guardiamo intorno, alla ricerca  del vecchio. Chissà se manterrà la sua promessa? Forse nascosto nel buio, ci sta aspettando…

Appare!

E’ dietro i raggi della luna, come dietro ad una cortina argentata. Avanziamo a semicerchio verso di lui. I nostri passi risuonano nel silenzio totale. Ci fermiamo a pochi passi,  in attesa che parli.

Ci guarda uno per uno.

-         - Lucas,  Andreas,  Kirios, Giorgio, Leone, Teodoro, Manuele, Andronico,  Alessio, Niceforo. Voi siete la chiave del passato…e del futuro. Voi siete stati lì… nel luogo giusto, nell’istante giusto, ma avete sbagliato.

Ci guardiamo l’un l’altro. Quei nomi….Siamo noi!  Comincio forse a  capire…

I nostri nomi nel passato, eravamo amici, ci conoscevamo tutti, là, alle mura.

-    Ero certo che sareste venuti!…. Ne ero certo. So cosa state cercando, qualcosa che spieghi il perché in        questo momento siete qui, in Santa Sofia nel cuore della notte a parlare con un vecchio come me.

Voi non sapete….. Stanotte ci sarà un’eclissi di luna ed il tempo chiuderà il suo cerchio. Con voi. Prima che  la luna piena si oscuri, il prodigio si compierà e voi saprete cosa andrà fatto.

Intanto i raggi della luna lentamente portano la luce da una finestra alla successiva.

-         Ora seguitemi!

Il suo, è un ordine che non  prevede repliche.

Si dirige verso l’ala sinistra della chiesa verso una parete completamente scura, quasi nera.

Il vecchio con un gesto, ci fa schierare ai due lati di quell’anfratto più buio e si allontana di circa dieci passi verso il centro dell’ampia sala.

Sento la tensione nei miei nervi salire:  qualcosa  sta per accadere…..

Il vecchio allunga il braccio rinsecchito verso il muro. In quel momento la luce della luna, proveniente da un finestrone in alto sulla cupola, dal lato opposto, comincia a disegnare un sottile rettangolo lattiginoso sulla parete nera.

Passano i minuti ed il rettangolo  si allarga, disegna una porta di luce, bianca, al centro un bagliore più forte disegna una grande “Ypsilon”  con le braccia  della  “V”  leggermente divaricate.

Sono esterrefatto e affascinato. Non riesco a muovermi, sono ipnotizzato da quello che sta accadendo sotto i nostri occhi.

Ora il rettangolo è largo a sufficienza per far passare un  uomo.

Nel silenzio,  il tono solenne del vecchio, mi fa trasalire, l’eco della sua voce attraversa più volte tutta la basilica.

-  La Ypsilon, rappresenta le due grandi strade che attraversano Costantinopoli. Noi ci troviamo al vertice  dei grandi rami. La grande “Ypsilon” è il “bivio” della storia di questa città.

-  Voi! Solo voi, potete decidere di nuovo quale strada prendere. Il grande spirito dell’amore per questa città si è concretato in me, ed io vi ho aspettato. Voi siete giunti fin qui da tutto il mondo conosciuto, a voi è data la possibilità di cambiare il corso degli eventi, basta  attraversare la porta di luce che si chiuderà con  la fine dell’eclissi. Il grande amore che portate in voi ha superato il tempo e la morte….Ora il futuro può rinascere…..

Mio Dio, allora è questo….Neanche per un attimo dubito delle sue parole, nelle profondità della mia anima so che è questa la verità. In pochi secondi rivedo la mia vita, come dicano accada a chi sta per morire…Ma se tutto ciò e reale, io non sto per morire, se passo quella porta,  rinascerò in un’altra vita, in un altro tempo!

Roberta! Per un lungo momento il mio pensiero corre a lei. Eppure, devo decidere!….

So  che forse non l’avrei più rivista, il conflitto, è quasi insostenibile. Cos’è più grande?

Il mio amore per lei, o l’amore per questa città? Se tutto questo si compie, ora, qui, non è

il desiderio, la  volontà di una forza più grande dei sentimenti umani? Chi sono io, per

dire no, grazie, amo mia moglie, non se ne fa niente…Lo so da tutta una vita che un

giorno sarei arrivato a questo. Non è tutta una vita che mi preparo per questo evento? E

gli altri? Anche loro hanno sicuramente i miei dubbi, cosa decideranno? Oppure è già

tutto deciso? Cosa si vuole da noi? Non è tutto un paradosso? Anche questo vecchio: la

la concretezza di un dolore così grande, così terribile, delle nostre anime, capaci di creare,

di dare vita ad un essere in un estremo atto d’amore e proiettarlo nel futuro, alla ricerca

di noi stessi per un’altra opportunità.  Come un uomo ed una donna concretano il loro

amore in figlio di carne e di sangue, che li perpetui. Gli abitanti di questa città, nel

momento del loro annientamento, hanno creato con la sola forza dell’amore un unico

essere capace d'aspettarci per secoli, fino ad oggi,  per rammentarci  chi siamo, e

risvegliare la consapevolezza  della nostra antica volontà di sopravvivere.

Non posso, non possiamo tornare indietro, il nostro destino non si  compie in questo tempo, ma in un altro, quello da cui veniamo. 

Non ho molto tempo per decidere, i minuti i secondi, passano inesorabili.

 Hiro fa un passo avanti, lui qui, non lascia niente, è il più incosciente si avvicina alla porta di luce,  passa una mano sopra, l’aria e la luce stessa sembrano tremolare a quel tocco. Spinge il braccio verso la parete luminosa, il braccio entra nel muro fino al gomito, lentamente si volta a guardarci….Fa un salto….E scompare dall’altra parte.

 Collins, si volta verso di noi….Si tuffa al di là e basta. Ad uno ad uno seguono gli altri, senza esitare.

Siamo in preda ad un’allucinazione collettiva? Li vedo svanire con un tremolio d’argento liquido. Mi avvicino al vecchio.

-         Cosa accadrà? ….

-         Quello che tu, gli altri avete desiderato, quello che coloro che hanno amato Costantinopoli,  volevano quella notte…  Che la città sopravvivesse, al dì sopra di tutto.

Mi avvicino alla porta, l’eclissi inesorabile già sta stringendo i suoi confini, tra un attimo il tempo non sarebbe più tornato… Chiudo gli occhi mi spingo nell’ignoto, in un ultimo estremo atto di fede e d’amore.

 

Nel cielo di Istanbul l’eclissi finisce.  Nella chiesa di Santa Sofia la porta di luce si assottiglia fino a sparire. Il vecchio dai lunghi capelli bianchi e lo sguardo antico con il viso bagnato di pianto,  è rimasto solo nel tempio, alza la mano destra in un ultimo saluto, e scompare.

 

Collins - Andronico

 

La cinghia della faretra  mi sega la spalla, l’ho riempita di nuovo dopo l’ultimo attacco, ed aspetto, ne ho uccisi molti di quei cani, ora devo mettere a segno il mio tiro più importante.

Lo vedo arrivare, sul suo cavallo, vestito di bianco e oro, con il mantello sollevato appena dalla brezza, con il suo grande turbante.

Ha un suo fascino indubbiamente, lì tra il suo esercito. Se avessi avuto un buon fucile, che so un “Garand” a quella distanza, l’avrei colpito sicuramente, ma qui non sono in America degli  “anni novanta”, sono nella mia Costantinopoli, ed ho solo arco e frecce per portare a  termine il mio compito. Sono, però, medaglia d’oro alle Olimpiadi, mi sono allenato tutta la vita per questo momento.

Sfilo la freccia dalla faretra, la bacio e la segno con il segno della Croce, l’incocco sull’arco, lentamente tendo la corda fino all’estremo, per un attimo temo che ceda, no,  acquisto fiducia, il mio arco non mi ha mai tradito. Per un attimo risento il silenzio totale nel campo di gara all’ultima freccia decisiva, qui non si designa un campione del mondo, qui si lotta per salvare un mondo, devo vincere….Anche stavolta.

Aspetta, aspetta che si avvicini ancora, ancora un po’, il sole è alla mia destra, ancora basso all’orizzonte.

E’ ancora quel  momento in cui la luce rende  le figure un po’ più lontane, indistinte,  i contorni non sono netti, c’è  foschia. Devo aspettare non posso metterlo in allarme e vederlo così andar via protetto dai suoi, aspetta, aspetta ancora….. Ancora.

-         Dai, vieni avanti. U n altro po’…..

Il sudore mi cola tra i legacci di pelle che ho intorno alle dita, senza quelli, il colpo mi sarebbe già sgusciato dalle mani. Le spalle indolenzite, tra poco avrei ceduto….

-         Eccolo!

Lo guardo dritto negli occhi sprezzanti, prendo di mira quello destro.

-  Ora!

Lascio la corda che risuona finalmente libera da tanta tensione,  la freccia parte….

La accarezzo con lo sguardo, come un amante che vede partire la donna che ama,  la seguo con amore sin dentro il cervello del Sultano quasi volessi carpirne i pensieri più intimi.

Distolgo lo sguardo, chiudo gli occhi…. E risento l’urlo dello stadio….  Sono di nuovo campione del mondo.  Ho ucciso Maometto II.!

Cade. Ai piedi del suo cavallo bianco, tra l’erba calpesta già da mille piedi turchi.

L’esercito nemico schierato, interminabile davanti a noi, sta immobile, congelato, come nel “Guernica” di Picasso.

Dopo l’urlo di mille gole, il silenzio mortale, scende su tutto. Vedo lo stupore sui volti. Anche i miei compagni tacciono, sembra che il tempo abbia fermato in un attimo eterno,

quel momento.