Piccole perle

 

MALINCONIA

Ho la bocca per parlare ma non ho più parole

Ho gli occhi ma non c’è più nulla da vedere.

Qui c’è stato il terremoto.

Siedo, grigia di polvere e calcinacci sulle macerie della mia casa.

Nulla s’è salvato

Rovisto alla ricerca di qualcosa che mi indichi chi sono.

Rovisto con le unghie sanguinanti

ed ecco

uno spicchio di spiaggia ma il mare che si vede in fondo è come inchiostro.

E questo?

Il  materasso ancora umido dei miei umori… ed il cuscino ancora pieno di sogni.

Una padella di ferro nera. Mezza tazzina da caffè.

E questo? Questo cos’è? Non capisco cos’è, tiro forte:

 il mio abito più bello, azzurro come il cielo, che a te piaceva tanto,

ormai lacero.

Il corsetto di pizzo nero che tu m’ hai regalato spunta ingrigito da sotto una trave spezzata e rugginosa,

il merletto strappato in più punti, le coppe ormai vuote.

Lo specchio dove mi guardavi bella, sparso in schegge impazzite mi taglia le dita.

Del caminetto che ha scaldato le nostre serate svetta un mozzicone annerito.

La bella stufa nuova, bianca, ammaccata,

giace sbilenca

a ridosso d’un pezzo di muro crollato.

Nient’altro riesco a strappare alle macerie,

solo pezzi irriconoscibili.

Tutto frantumato.

E nessuno mi vede qui sul cumulo più alto

grigia di polvere e calcinacci,

nessuno ode la mia voce,

nessuno guarda il mio sguardo,

sono sola…

 o forse… son morta.

 

Marina

 

 

 

 

Mio caro amico

 

Ti canto una canzone  che ancora non sai:

il mio amore per te.

Un amore così grande, così potente,

al di sopra di tutto.

Al di sopra di ogni ragione vorrei poterti parlare,

ascoltare la tua voce

godere il tuo sorriso, annegare nei tuoi occhi, perdermi in te.

Ma  non posso in questa vita parlarti

non posso in questa vita ascoltare la tua voce

non posso in questa vita godere il tuo sorriso

non posso in questa vita annegare nei tuoi occhi e perdermi in te.

Non posso mio grande amore.

Canteremo insieme la nostra canzone

in un altro tempo... in un altro dove.

 

 

 

 

 

 

 

 

"T'avessi conosciuto prima

sarebbe stato troppo presto,

t'avessi conosciuto dopo

sarebbe stato troppo tardi,

t'ho conosciuto adesso..."

                                                                  Anonimo

 

 

 

 

 

 

 

E sempre...

 

E' sempre il ricordo torna sottile…

inverecondo,

mordace

e non mi dà pace.

 

 

 

 

 

Quando non ebbi ...

 

Quando non ebbi più parole per descrivere il dolore, tacqui.

Aspettando dal cielo una parola, giacqui,

Nulla arrivò, e non si aprirono più porte.

Ora... aspetto la morte.

 

 

 

Il tempo

Il tempo non porterà via il dolore, e l’immagine di te

 perduto  amore.

Rivedo i tuoi occhi belli e lo sguardo di velluto

perso in fondo all’anima mia

quando disperato urlavi il tuo dolore

per non avermi amato

        amore mio             

 

 

 

 

 

Il Mare

Amare il mare è uno stato mentale. 

Entrare nel mare è un rito ancestrale che smuove genetici ricordi.

L'acqua salata in cui m'immergo:

un universo liquido d' assorbire fin dentro l'anima.

Assecondare nell'abbandono il piacevole  movimento delle onde 

ripetizione infinita di orgasmici ritmi.

Il mare: sensuale più d' un amante,

ti abbraccia, ti accoglie  senza rifiutarti mai

t' inebria, ti penetra, ti ricolma di acqua salata così simile ai tuoi umori.

Salate sono le lacrime, salato il sudore.

Salato è il sapore di donna, salato  il sapore di uomo.

Il ritmico fluire delle onde è come respiro e scorrere di sangue nelle vene. 

Le nostre cellule sono  ampolle ricolme di mare. 

E noi, brani di mare, sentiamo il richiamo dell' amnios  primigenio della terra e torniamo, risucchiati, ammaliati in pellegrinaggio alle origini.

Immergersi:

            un rito purificatore e sacro.